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La Natività nell'Arte

Omaggio agli artisti che l'hanno rappresentata nel corso dei secoli

Un'antica quanto infondata leggenda fa di San Luca il primo pittore cristiano. Ma il terzo Evangelista era invece un medico. Scrisse, non dipinse. Qualche merito artistico l'ebbe lo stesso, dettando il testo dal quale dovevano nascere tutti i Presepi dell'arte:

"Ora, in quei giorni, uscì un editto di Cesare Augusto, che ordinava il censimento di tutto l'Impero .....Tutti partivano per farsi iscrivere, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe salì dalla Galilea, dalla città di Nazaret, in Giudea, alla città di David, chiamata Betlemme per farsi iscrivere con Maria, sua sposa, che era incinta. Ora, mentre essi si trovavano là, giunse per lei il tempo del parto, e partorì il suo figlio primogenito, e lo avvolse in fasce e lo pose a giacere in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo".

Personaggi della scena: il Bambino, la Madonna, San Giuseppe, l'Angelo che veglia, i pastori. I primi artisti cristiani, con questi personaggi, dovettero comporre il Presepio, nel paesaggio della stalla a grotta.

Questo è lo schema delle prime Natività. Perché il Presepio acquistasse una intimità più cristiana e una delicatezza più affettuosa, doveva venire San Francesco, con la sua tenera devozione per il Bambino Gesù. La notte di Greccio, con San Francesco ebbe un grande riflesso sull'iconografia natalizia già a partire da Giotto.

Si esca da San Francesco di Assisi e si entri nella Cappella dei Medici a Firenze. Sull'altare della cappella, Fra Filippo Lippi ha dipinto Gesù Bambino completamente nudo, adagiato sopra un prato dipinto. Scomparsa la mangiatoia, scomparsa la stalla, scomparsa la grotta, la scena è quella di un bosco attraverso il quale filtra una luce di leggenda. La festa è tale, attorno a questo bimbo sgambettante sopra un prato, che Benozzo Gozzoli, chiamato a completare la scena, ha bisogno di tre intere pareti di affreschi. Turbe d'Angeli volano tra le nuvole, sfiorano le cime degli alberi. Schiere di Angeli scendono in terra, tra aiuole fiorite. Squadre di Angeli s'inginocchiano sul tappeto dei fiori.

E mescolati agli Angeli volanti, agli Angeli giardinieri, agli Angeli adoranti, uccelli d' ogni specie, piante di ogni essenza, fiori di ogni varietà. La Natività è davvero la gloria del cielo e la letizia della terra. Non passerà molto e diventerà addirittura una festa mondana. Dagli angoli della scena, una folla di personaggi profani invaderanno il quadro. Nelle Natività di Domenico Ghiriandaio, di Sandro Botticelli, il nucleo religioso sarà ridotto al minimo, mentre l'accessorio, addirittura il profano, occuperà la maggior parte dello spazio. La nascita di Gesù, nel Rinascimento, è un, pretesto per la celebrazione della potenza e della ricchezza. Un solo artista, il più sensitivo e spirituale, avverte la vanità di quella pittura profana. Sandro Botticelli, dopo aver dipinto Natività piene di estranei personaggi compone una Natività fortemente allegorica, dove il Bambino non è più al centro di un mondo mondano, ma si trova al centro della lotta fra il bene e il male. Angeli abbracciano uomini di buona volontà, mentre diavoli si rintanano nelle screpolature della roccia. E' tempo ormai di divisione. Gesù torna ad essere segno di contraddizione. Ed ecco allora che ogni dilettazione episodica sparisce. Soltanto l'amore per Gesù, soltanto la sua adorabile divinità può dare ai Santi la forza di resistere e di vincere. Perciò l'arte del Cinquecento e del Seicento dimentica ogni descrittivismo; abbandona la piena narrazione e assume il tono e il rilievo dell'apologia. Contro l'eresia che divide la natura dalla Grazia, l'arte sublima la natura per mezzo della luce. Il corpo di Gesù, cioè del Dio incarnato, acquista un soprannaturale splendore. E' un grumo di luce che brilla in mezzo alla scena e respinge le ombre ai margini del quadro. Nascono così i capolavori del Correggio e dei Tintoretto, nei quali il Bambino Gesù è come un'ostia fulgidissima offerta per la redenzione del mondo. Nascono i Presepi tutto miracolo, senza più leggenda; quei Presepi che oggi ci sembrano alquanto enfatici, ma che rappresentano invece il vertice di un'arte che gareggia con l'estasi.

La mostra è stata gentilmente ospitata presso la Libreria Sangraal di Anagni, dal 18 Dicembre 2004 al 10 Gennaio 2005.

Rappresentazione della rappresentazione: il Presepio di Greccio di Giotto è la descrizione storica di quello che viene considerato tradizionalmente il primo presepe della storia, quello realizzato da San Francesco a Greccio (Ri) la notte di Natale del 1223.

    

La pittura del Quattrocento e del Cinquecento non offre al presepe solo idee di natura formale (i paesaggi e le figure) ma anche, a generazioni di artisti e artigiani, gli schemi narrativi quali gesti e sguardi dei personaggi. Nell'opera a sinistra, l'Adorazione dei Pastori del Ghirlandaio (1449-1494), e in quella a destra, l'Adorazione dei Magi di Filippo Lippi, c'è tutto il complesso intreccio tra creazione artistica e devozione che ha dato per secoli linfa al presepe.

Nelle scene della Natività non c'è spazio per altre mamme con bambini: tutta l'attenzione è riservata a Maria e Jesù, come nel dipinto a sinistra, la Madonna col Bambino di Filippo Lippi (1457-1504)

       

L'opera a destra, la Madonna del Canonico Van der Paele di Jan Van Eyck (1390-1441) e quella a sinistra, l'Adorazione dei magi di Dürer (1471-1528), mostrano il gusto dei particolari e la citazione raffinata di forme, colori e scenografie, tutte le coordinate pittoriche e culturali della grande scuola nordica.

 

L'Adorazione dei Pastori di Murillo (1618-1682) in basso, e la Natività di Caravaggio, a sinistra, con le loro figure di solido realismo e di raffinata ricchezza cromatica, contengono tutti gli elementi tipici della creatività napoletana e spagnola nella realizzazione del presepe.

La Sacra Famiglia costituisce il nucleo fondamentale del presepe, ma con una precisa gerarchia: al centro vi è il Bambino, di lato la Madonna e dietro Giuseppe. E' dunque la madre a dividere con il figlio la centralità della scena. Inoltre tradizionalmente Giuseppe, come nel quadro a destra di Cranach, (1472-1553) Il riposo in Egitto, è raffigurato come un uomo anziano e tratteggiato da colori più cupi rispetto a quelli di Maria, più squillanti, ancora più a destra Natività Mistica di Sandro Botticelli. A destra in basso la Sacra Famiglia di Correggio (1489-1534). A sinistra in basso Adorazione del Bambino di Filippo Lippi.

    

 

  

 

Fonti Online:

www.artemotore.com

www.presepe.it

www.presepi.it

www.presepio.it

www.presepi.biz

www.scenaillustrata.it

Nell'immaginario collettivo il lungo viaggio dei Magi è ricco di un forte fascino, che deriva dalla sontuosità delle ambientazioni e dei costumi e che ispira fantasiose interpretazioni di abiti e contenitori. Molti pittori  ne hanno subito l'influsso, come il Veronese (1528-1588) nella sua Adorazione dei Magi, a destra, e a sinistra in un'altra Adorazione dei Magi, stavolta di Memling (1435-1494).

    

  

Fin dalle più antiche raffigurazioni della Natività un posto di rilievo è riservato, nella grotta, ai due animali più importanti: il bue e l'asino, considerati, a ragione, tra i personaggi di base della scena. Essi non mancano neppure nelle due Natività di Giotto (1267-1337), a sinistra in alto, e nella Natività del Beato Angelico,in basso.

Per altri artisti, a volte, come per Filippo Lippi in una delle sue tante opere col tema della Natività,a sinistra, i due animali sono completamente assenti.

Bibliografia:

Roberto Beretta, San Francesco e la leggenda del Presepio, Medusa, Milano 2003

AA.VV., Il Mondo del Presepe, De Agostini, Novara 2003

Piero Bargellini, Il Natale. Nella storia, nella leggenda e nell'arte, Vallecchi, Firenze 1959

Fernando e Gioia Lanzi, Il presepe e i suoi personaggi, Jaca Book, Milano 2000

Angelo Stefanucci, Storia del presepio, Editrice Autocultura, Roma 1944

Paolo Gargano, Il presepio. Otto secoli di storia, arte, tradizione, Fenice 2000, Milano 1995

Aldo Perrone e Francesco Mancini, Il presepe a Napoli, Argo, Lecce 1964